Tre sentenze, FANNO UNA PROVA: abuso d’ufficio strutturale.
Nel giro di pochi mesi, l’Agenzia delle Entrate ha subito due sonore condanne da parte della Corte di Giustizia Tributaria di Rieti, e una nuova pronuncia sfavorevole da Ravenna. In tutti e due i casi, l’autorità giudiziaria ha censurato l’uso arbitrario del potere accertativo, con motivazioni nette: mancanza di prova, uso improprio di presunzioni, violazione del principio del contraddittorio, atti emessi in evidente contrasto con i criteri minimi di buona amministrazione.
Con Rieti, la CGT ha annullato due distinti avvisi di accertamento considerandoli privi di fondamento, con condanna dell’Agenzia alle spese di giudizio; A Ravenna invece, come evidenziato nella recente sentenza n. 124 del 28 aprile 2025, la CGT ha contestato all’Agenzia un comportamento “evasivo” e “contraddittorio”, rilevando una gestione documentale approssimativa e una totale assenza di prove concrete.
Non si tratta di casi isolati. Si tratta, piuttosto, dell’effetto visibile di un sistema distorto, che premia il numero degli accertamenti, non la loro fondatezza.
Alla radice di questo comportamento aggressivo c’è un sistema normativo che incentiva direttamente l’accertamento indiscriminato.
Il riferimento normativo principale è la Legge 244/2007 (Legge Finanziaria 2008):
- L’art. 1, commi 93-95 stabilisce che i dirigenti dell’Agenzia possono ricevere compensi accessori sulla base dei risultati raggiunti;
- tali risultati includono espressamente il recupero dell’evansione fiscale, misurato in termini di somme accertate e riscosse;
- la valutazione è demandata a commissioni interne, su proposta del Direttore generale dell’Agenzia, con scarsissimi controlli esterni reali.
Tradotto in termini operativi: più accertamenti vengono firmati, più aumentano – potenzialmente – le premialità economiche, indipendentemente dalla loro fondatezza giuridica. Il conflitto di interessi è evidente.
Inoltre, nessuna responsabilità patrimoniale o disciplinare colpisce il funzionario o dirigente in caso di soccombenza in giudizio, salvo in casi estremi di dolo o reiterazione.
Possiamo dunque parlare di beffa e danno anche erariale: oltre il 40% degli atti viene annullato!!!
I dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), contenuti nei report annuali sul contenzioso tributario, fotografano in modo impietoso lo scenario:
- nel 2023, oltre il 42,3% degli atti impugnati dai contribuenti è stato annullato totalmente o parzialmente dalle Corti di Giustizia Tributaria;
- in materia di accertamenti induttivi (molto utilizzati nei settori edilizio e artigianale), la percentuale di soccombenza dell’Agenzia supera addirittura il 55%;
- il contenzioso si concentra in particolare su IVA, IRAP e redditi d’impresa, con migliaia di imprese e professionisti costretti a difendersi a caro prezzo contro pretese infondate.
La realtà è che l’Agenzia delle Entrate gisce come una macchina che “spara nel mucchio”: accerta tutto il possibile, anche quando il fondamento giuridico è debole, sapendo che una parte dei contribuenti per ignoranza, paura o mancanza di risorse, finirà per pagare lo stesso.
Il rischio per l’Agenzia è praticamente nullo, mentre il costo per il contribuente è certo, anche solo per far valere il proprio diritto.
Il comparto edilizio che ci riguarda, è tra i più colpiti da questo approccio “a strascico”: le imprese edili operano spesso con margini bassi e cicli lunghi, soggetti a variazioni di cassa difficili da comprendere per chi non conosce il settore;
i controlli si basano spesso su indici presuntivi (come il margine di ricarico o la rotazione dei cantieri), che non tengono conto delle peculiarità reali; gli accertamenti si traducono in blocchi dei conti, interdizioni da bandi pubblici, e perdita di accesso al credito, anche prima che il giudizio sia concluso.
In questo contesto, l’effetto intimidatorio è massimo, e le imprese medio-piccole, prive di un presidio legale interno, cedono per sopravvivere.
Come associazione a tutela delle imprese del settore, Class Action Nazionale dell’Edilizia, propone una riforma strutturale del sistema di accertamento, articolata su quattro punti chiave che sveleremo nel comunicato stampa di lunedì 28 luglio 2025.
L’Agenzia delle Entrate deve si svolgere un ruolo essenziale di contrasto all’evasione, ma non può farlo a danno dei contribuenti onesti, né inseguendo obiettivi quantitativi privi di fondamento costituzionale.
Il nostro sistema fiscale ha bisogno di rigore, d’accordo, ma anche di proporzionalità, equilibrio e responsabilità. Oggi tutto questo viene meno.
L’Agenzia delle Entrate deve tornare a essere uno strumento dello Stato di diritto, non una macchina autonoma e autoreferenziale, spinta da logiche premianti che nulla hanno a che vedere con la legalità.
La Class Action Nazionale dell’Edilizia continuerà a vigilare, suportare le imprese vessate e chiedere, con forza e competenza, una riforma vera della giustizia tributaria italiana.
Per adesioni, segnalazioni e documentazione legale: info@associazionecande.it



